
Marco Testoni

PEREST-ROCK

Da Mosca alla Siberia:
il tour russo dei Selena Moor.
Quando nel 1989
una band underground italiana
suonò per 85.000 sovietici
un minuto prima che finisse tutto











PEREST-ROCK
La Perestrojka vista da dietro una batteria
Un podcast narrativo in 10 episodi di e con Marco Testoni.
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Il memoir del tour in Russia dei Selena Moor, nel febbraio del 1989, vissuto dal punto di vista del suo batterista e nella testimonianza diretta di chi ha attraversato per un mese quella stagione di speranza della Perestrojka.
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Il diario di viaggio di 23 concerti tra Mosca, Baschiria e Siberia.
Quel momento di sospensione poco prima del crollo definitivo.
Un racconto sonoro impreziosito dalle registrazioni originali dei live del tour e dalle testimonianze degli altri Selena Moor, del cast russo, e di storici giornalisti musicali e DJ radiofonici.
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Il progetto è in produzione: il primo episodio è già online, i prossimi in arrivo.
La storia
Febbraio 1989. I Selena Moor — band dark-wave romana — vengono convocati in Unione Sovietica dal Goskoncert, l'ente concertistico di Stato: la macchina che il Ministero della Cultura sovietico usava per governare ogni evento musicale del Paese. A chiamarli, per portare il loro disco Medio Eva, è il massimo apparato culturale di una superpotenza. Ne nascono ventitré concerti, tutti esauriti, dal Sovincentr di Mosca — in diretta sulla televisione di Stato — fino a Chelyabinsk, città chiusa degli Urali dove si fabbricavano carri armati, e a Ufa, in Baschiria, a meno trenta gradi.
Sul posto arriva una richiesta inattesa: inserire nel repertorio anche qualche brano della musica italiana amata in Russia, quella "tipo Celentano", melodica, da cartolina. I Selena Moor accettano, ma alle loro condizioni: scelgono loro le canzoni, le piegano a un'anima rock, e ne cambiano il senso — in C'era un ragazzo cantano "Afghanistan" dove il testo dice "Vietnam", proprio mentre l'ultimo soldato sovietico lascia Kabul. Cantano anche Battisti e Battiato, che in URSS nessuno conosceva.
Fuori dai concerti, un paese sull'orlo del crollo: file davanti ai negozi vuoti, dollari al mercato nero, e uno dei nostri accompagnatori che girava con una valigia piena di bottiglie di vodka senza che nessuno battesse ciglio.
Ma quello che resta, più dei concerti, è il resto: i rubli che non si potevano convertire e si spendevano tutti l'ultima sera; le candele accese tra il pubblico; la gente della città chiusa che piangeva e regalava rametti di pino. Un rapporto fatto di curiosità, calore e rispetto reciproco — nella breve stagione in cui sembrava che il mondo potesse davvero cambiare.
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Alla fine del tour i Selena Moor avevano suonato ventitré concerti per circa 85.000 spettatori. La stampa specializzata se ne accorse e ne parlò — Rock Magazine, il Mucchio Selvaggio, Radio Rock, Music & Media. Un mese dopo la fine del loro tour russo, i Litfiba e i CCCP salirono sullo stesso palco di Mosca: due date che sarebbero diventate la tournée italiana in URSS più raccontata di sempre, con tanto di documentario e reunion. Ma proprio mentre a Mosca cominciava la loro leggenda, i Selena Moor erano già tornati in Italia, e suonavano al Piper di Roma il loro ultimo concerto. Si sciolsero senza clamore, liberamente: svuotati da un'esperienza che altre band avrebbero conosciuto solo dopo dieci anni di lavoro. Non spesero quel momento. E così quella storia straordinaria rimase soltanto loro.
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D'altronde come si può tornare a suonare nei club dopo un tour così imponente? Non ci si torna. Puoi solo azzerare tutto e cominciare un altro viaggio. I Selena Moor scelsero di fermarsi lì. E ognuno prese la propria strada.
Le ricerche
Poteva finire lì. E per trent'anni è finita lì.
Poi, nella primavera del 2020, chiuso in casa come tutti, apro una vecchia scatola e ci trovo dentro un mondo che credevo perduto: i nastri dei concerti, le fotografie, lettere in cirillico, gli oggetti di quel viaggio. Fotografo la pagina con il mio vecchio articolo, la metto su Facebook quasi per gioco. Nel giro di pochi giorni lo scrittore Christian Raimo la intercetta, mi spinge a raccontare tutto su Minima et Moralia, e la storia dei Selena Moor — che non aveva mai raccontato nessuno — diventa virale.
Da quel momento parte una seconda avventura, che dura ancora: ritrovare le persone. Prima i Selena Moor, uno a uno, dopo più di trent'anni — chi su LinkedIn, chi grazie a un vecchio spettacolo di cabaret, chi ritrovato per caso tra il pubblico di un mio concerto. Poi i russi, ed è lì che la ricerca si fa vertigine. Oleg, il fonico che aveva legato con noi più di tutti, l'ho scoperto morto di Covid da un necrologio in cirillico — ma quando ho mandato la sua foto del 1989 alla sua compagna, lei l'ha ripubblicata, e per un giorno quel volto è tornato a vivere sui social russi. Altri sono spariti nel nulla. E la presentatrice che ogni sera urlava il mio nome, storpiandolo, non ha più un nome: non lo ricorda nessuno.
Perest-Rock è tutto questo: il racconto di un tour impossibile, e insieme l'inchiesta — ancora aperta — per riportare alla luce chi c'era. Perché certe storie, anche se le lasci andare, un giorno tornano a chiederti di essere raccontate.
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Credits
Un podcast di Marco Testoni — testo, voce, musiche originali e supervisione musicale.
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Brani dei Selena Moor dall'album Medio Eva (1988) e dai concerti dal vivo di Mosca, Chelyabinsk e Ufa (tour 1989), questi ultimi registrati e missati da Oleg Togobickij.
I Selena Moor sono: Giulia Lippolis (voce), Mauro Monte (tastiere), Tonino Leoni (voce, basso), Sergio De Vito (tastiere), Mauro Pulvirenti (chitarre), Marco Testoni (batteria) e Marco Lobina (road manager).
Con le testimonianze di: Renato Marengo, Prince Faster e dei protagonisti russi del tour.
Progetto grafico: Luca Mori Pace.
Comunicazione e ufficio stampa: Studio Alfa di Lorenza Somogyi Bianchi.
