E alla fine ha vinto chi pensava che con la cultura non si mangia

April 2, 2018

Questo tempo scorre veloce e amaramente constato di quanto sia difficile fare una lettura sociale del presente. Si parla di ascoltare meglio i bisogni del popolo. Cioè il lavoro? L’assistenza sanitaria? Servizi adeguati? La sicurezza? La giustizia? L’integrazione? La questione meridionale? Ma cosa è e cosa intendiamo per popolo? Perché è in quella definizione che oggi esplodono tutte le contraddizioni. E soprattutto perché il popolo sta virando con forza verso destra? A quale bisogno primario risponde la destra? Perché una sconfitta della sinistra di tali proporzioni, in un contesto storico come il nostro dove il partito più rappresentativo della stessa sinistra è di fatto il simbolo del conservatorismo, nasconde significati che non possono essere ignorati.

 

In questo senso da tempo, come molti, mi faccio domande. E chissà per quanto tempo ancora me ne farò. Ma un paio di risposte me le sono date. E devo ringraziare soprattutto Matteo Salvini. Sul finire dell’anno scorso infatti una mia canzoncina per bambini, cantata spesso nelle scuole elementari italiane, si guadagnò le ire del segretario leghista perché il testo immaginava un Babbo Natale che regalava permessi di soggiorno ai bambini migranti. La sua indignazione fu tale che chiese un'interrogazione parlamentare. Seguì dunque un grande polverone mediatico e valanghe di insulti e minacce al sottoscritto. In quel preciso momento ebbi modo di scoprire sui social che oltre ai consueti epiteti evergreen che tutti conosciamo se ne affacciavano altri ben più indicativi e gettonati: intellettuale e radical-chic (naturalmente tutti e due accompagnati da un “di merda”). Interessante no? Ho vissuto la mia adolescenza negli anni ‘70, conosco bene gli effetti pesanti dello scontro sociale e politico, eppure in quel tempo a un missino non sarebbe mai venuto di offendermi dandomi dell’intellettuale o peggio dello snob. Oggi invece sì.

 

L’attività intellettuale viene percepita non come una riflessione in grado di elevare, emancipare la condizione umana bensì come un intralcio inutile e pedante che genera futile garantismo e ingiustizia. Ogni forma di ragionamento o approfondimento è visto come una specie di esercizio di stile privo di utilità individuale e sociale. Ciò che è importante è solo il bisogno primario tutto il resto è ostacolo. La qualità della vita non è un valore, l’istruzione non è un diritto, la conoscenza non è una conquista, la convivenza civile non è una pratica, l’apologia del fascismo non è un reato. Insomma l’esatto opposto del pensiero progressista. Possiamo vedere questa involuzione come il risultato del berlusconismo prima e del populismo dopo ma io credo che la radice del problema sia soprattutto la totale assenza di una politica culturale della sinistra.

 

La cultura avrebbe potuto essere il vero motore e collante sociale di questo paese ma è invece stata mortificata ad ogni livello attraverso sconsiderati tagli ai fondi: dall’istruzione alla ricerca, dal restauro allo spettacolo. Per non parlare delle categorie dimenticate e derubate della propria dignità professionale: insegnanti, artisti, musicisti, ricercatori, lavoratori dello spettacolo, solo per citarne alcune. E infine il falso mito della cultura che deve necessariamente produrre occupazione per accedere a finanziamenti tagliando fuori quelle associazioni che per anni hanno tenuto viva la scena artistica del paese. Chi se non la sinistra si doveva occupare di tutto questo? Affogati in un realismo sterile, senza alcuna profondità di visione umanistica né di slancio creativo, si è persa la capacità di immaginare una società umana nel senso più nobile del termine lasciando quindi il campo libero alle paure verso il diverso e verso il futuro.

E alla fine ha vinto chi pensava che con la cultura non si mangia.

 

Marco Testoni

 

PS Il video della copertina di questo post è la ripresa dell'esibizione della JuniOrchestra (orchestra giovanile dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma) all'evento organizzato dal PD per promuovere il progetto La Buona Scuola. Il tracotante comportamento della classe politica presente e la totale insensibilità nei confronti del lavoro dei giovani musicisti rappresenta più di ogni parola la loro più completa e paradossale inadeguatezza. Confido nell'indignazione e nel sorriso incredulo dei giovani orchestrali.

 

 

Altre fonti:

Altro che Buona Scuola! Al convegno Pd i ragazzini suonavano ma nessuno li ascoltava: la lettera di una padre a Matteo Renzi https://www.huffingtonpost.it/2015/02/24/lettera-a-matteo-renzi_n_6741300.html

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