Marcel Duchamp, il viaggio italiano del dadaista mite

February 6, 2014

 

BY MARCO TESTONI - 4ARTS //

 

Duchamp Re-made in Italy è la mostra curata da Giovanna Coltelli, Marcella Cossu e Stefano Cecchetto, aperta dall’8 Ottobre al 9 Febbraio 2014, con la quale la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma vuole celebrare il cinquantenario del viaggio che portò l’artista francese nel Belpaese offrendoci nel contempo una preziosa testimonianza della nostra scena artistica dei primi anni ’60.

 

Circa 50 anni orsono infatti, nel 1964-65, venivano allestite a Milano e Roma le prime mostre monografiche di Marcel Duchamp in Italia. Mai come in questo caso sono importanti le date soprattutto perché riferite a un periodo storico di grandi fermenti culturali. Ecco quindi che, per una strana coincidenza, una Roma ancora artisticamente sonnacchiosa, ma sul bordo di cambiamenti epocali, avrebbe accolto nel giugno del 1965 prima il provocatore dadaista e “anartista” Marcel Duchamp allo Spazio Gavina di Via Condotti 11 e, due settimane dopo, il concerto dei Beatles al Teatro Adriano.

 

 A due figure altrettanto geniali – Dino Gavina, padre del design italiano e l’architetto Carlo Scarpa – si deve invece l’allestimento dello spazio espositivo che lo stesso Duchamp definì “la più bella mostra che abbia mai avuto”. Purtroppo non c’è traccia nella stampa del tempo di alcuna notizia relativa all’evento, fatto che la dice lunga sull’attenzione che i media manifestavano per l’arte contemporanea negli anni sessanta. Eppure anche la scena italiana stava progressivamente cambiando grazie a galleristi come Arturo Schwarz e Plinio De Martiis ma anche agli artisti del movimento Arte Nucleare come Enrico Baj e Sergio Dangelo e soprattutto Gianfranco Barruchello, che di Duchamp fu amico e pupillo.

 

Il viaggio italiano di Duchamp generò un’ondata di creatività che portò alla realizzazione di diverse opere innovative come “Verifica Incerta”, un film dello stesso Barruchello e di Alberto Grifi, antesignano dei moderni mashup, che grazie alla tecnica del found footage rimontava sequenze di vari film hollywoodiani assemblandole con riprese originali tra le quali quelle di Marcel Duchamp intento a fumare. Ma la presenza a Roma e il carisma di Duchamp diede innegabilmente anche un impulso agli artisti emergenti quali Schifano, Festa e Angeli, più tardi conosciuti come la Scuola di Piazza del Popolo. Luogo dove, presso la galleria La Tartaruga, una giovane Giosetta Fioroni incontrò l’artista francese e in seguito presentò anche la sua opera La Spia Ottica che, con la sua intrinseca caratteristica di spingerci a guardare al di là del reale, sviluppa temi propri dell’estetica duchampiana.

Una menzione particolare merita anche la sezione fotografica della mostra dove grazie agli scatti dell’amico-artista Barrichello possiamo vedere la mitezza discreta di un Duchamp più privato sorridere complice al suo allievo o passeggiare per le vie di Anticoli Corrado mano nella mano della sua ultima moglie Alexina.

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